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Roccascalegna Featured

Written by  Sabato, 25 Novembre 2017 10:45
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Situato nel profondo Sud dell'Abruzzo, nei pressi del confine col Molise in provincia di Chieti, il piccolo comune di Roccascalegna può vantare la presenza di uno dei più ammalianti castelli del centro-sud, bellezza che viene favorita dall'ubicazione assai insolita di questo salvaguardato titano di pietra. 



Il suo nome, distintivo rispetto ai luoghi limitrofi, deriva da "scarengia" o "scarenna" ossia dirupo, teoria che puo' essere validata solo osservando la posizione del castello.

Il borgo di Roccascalegna fu insediamento longobardo, creato come avamposto di difesa della valle del Rio Secco contro i Bizantini. Si susseguirono rispettivamente Franchi e Normanni, questi ultimi autori di un ampliamento del borgo. Nel 1320, la zona venne nominata "cum castillione" in pieno periodo angioino, fatto che denota e conferma la sua esistenza già al tempo. Vi fu poi un periodo di totale buio menzionistico fino ad arrivare al XV secolo durante l'ascesa di Giacomo Caldora in cui si sa per certo che un fedele soldato al suo comando era feudatario di Roccascalegna. L'evo moderno, come è solito presentarsi, vuole che Roccascalegna sia avvicendata in un continuo rimpallo di proprietà tra le famiglie più influenti del paese. Gli ultimi ufficiali feudatari funono i Nanni, che si guardarono dall'alloggiare nel castello ormai diroccato per trasferirsi in una residenza ai piedi della rupe.

Il castello, chiamato più semplicemente "La Rocca" dai paesani, fu edificato dai longobardi sulla cima di una rupe a strapiombo sul borgo. E' interamente visitabile all'accessibile cifra di 3 euro e vi permetterà dapprima di raggiungerlo di scegliere tra due percorsi: il primo, più breve e situato all'interno del borgo stesso, consiste in una serie di scalini piuttosto ripidi che termineranno con l'entrata del castello. Il secondo circumnaviga interamente la rupe con una serie di stupendi tornanti immersi nella natura che convoglieranno con la medesima entrata degli scalini.

Il castello ha subito un restauro datato 1995 per favorire il turismo, ed infatti notiamo subito il cortile dotato di un delizioso giardino che funge da androne per i vari settori.

Le stanze sono innegabilmente modernizzate ed espongono alcune opere di arte astratta, mentre quelle più importanti conservano armi dell'epoca (come ad esempio un rudimentale lanciafiamme medievale, armature e strumenti di tortura). Il tour termina con la visita alla torre di vedetta, che oltre a stupirvi per l'esagerata inclinazione degli scalini vi regalerà una delle viste più incantevoli dell'intera regione, in cui protagonista indiscusso è il Gran Sasso che si eleva imponente rispetto agli altri monti.

Il castello di Roccascalegna è inoltre avvolto da una leggenda secondo cui uno degli ultimi proprietari, il barone Corvo dè Corvis, impadronitosi della città ripristinò lo "ius primae noctis", ossia il diritto di trascorrere la prima notte di nozze di un cittadino con la sua nuova consorte. Uno di questi ("appartentemente" contrariato), travestendosi da donna lo uccise a sangue freddo e il barone colto da spasmi pre-morte passo' il palmo della mano insanguinata sul muro. Il sangue che imbrattò il muro, si dice, non ne volle sapere di sparire nonostante i ripetuti tentativi di estirparlo. Sembrerebbe infatti che a date alterne questa macchia ricompaia, ma questo come possiamo immaginare appartiene interamente alla credenza popolare. Ad onor del vero, una stanza del castello di Roccascalegna è chiamata "stanza della mano di sangue".

Questo luogo fatato è vittima di una scarsa e incomprensibile pubblicità, a discapito di altri castelli che non presentano particolari peculiarità ma che sono oggetto di abituali visite turistiche. Consiglio chiunque sia nei dintorni di spendere almeno un'ora in cima a quella torre, sono certo che non rimarrà deluso!

 

Galleria di Roccascalegna:



Mappa di Roccascalegna:

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